Un quadro in chiaroscuro emerge dal report “Analisi degli infortuni sul lavoro nella provincia di Venezia, confronto regionale e nazionale” realizzato dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia su dati Inail, presentata questa mattina, mercoledì 17 dicembre, nella sede dell’Ordine a Mestre. A entrare nel merito dei dati è stata la consigliera dell’Ordine Ottavia Hamiza, che ha seguito l’indagine, alla presenza del direttore dell’Inail Veneto Enza Scarpa.
Se da un lato nel 2024 si registra una riduzione degli infortuni mortali rispetto all’anno precedente, dall’altro permangono criticità strutturali legate all’età dei lavoratori, ai settori produttivi più esposti e alla condizione dei lavoratori stranieri.
Nel dettaglio, gli infortuni mortali complessivi nella provincia di Venezia passano dai 23 casi del 2023 ai 17 del 2024, con un’incidenza che scende dallo 0,0061 per cento allo 0,0046 per cento sul totale degli occupati. Un dato che evidenzia un miglioramento più marcato rispetto alla media regionale e nazionale, entrambe caratterizzate da una riduzione più contenuta.
L’analisi per classi di età mette in luce come il rischio non sia distribuito in modo uniforme. Nel 2024, cinque dei 17 infortuni mortali hanno coinvolto lavoratori over 55, pari a circa il 30 per cento del totale, confermando che l’indice infortunistico più elevato resta quello della fascia 55-64 anni, sia a livello provinciale che regionale. Parallelamente, si osserva un incremento del rischio anche tra i giovanissimi: nella fascia 15-24 anni l’incidenza degli infortuni mortali cresce sensibilmente, passando dallo 0,0051 per cento del 2023 allo 0,0173 per cento del 2024. “Le fasce “estreme” – i giovanissimi under 24 e gli over 65 – mostrano un trend di aumento: il primo probabilmente per inesperienza, formazione limitata, mansioni meno protette o precarietà; il secondo forse per accumulo di carichi di lavoro nel tempo, minor adattabilità fisica, o cambiamenti nelle mansioni. Questo suggerisce che l’incidenza non è uniforme: l’età (giovanissimi, maturità e la prossimità alla pensione gioca un ruolo nel rischio relativo, non solo il settore o il tipo di lavoro -ha spiegato Hamiza -. La percezione del rischio in queste fasce d’età è differente: la capacità di un individuo di riconoscere con consapevolezza i pericoli connessi a una mansione, e di valutare quanto sono gravi e probabili gli effetti negativi non sempre viene compresa. Si ha una sottovalutazione (pericolo ignorato) da parte dei giovanissimi ma anche degli anziani che con la loro esperienza pluriennale tendono a non applicare sempre quanto viene loro insegnato in materia di formazione e informazione della sicurezza sul lavoro. La percezione del rischio influenza in modo diretto i comportamenti: chi percepisce alto rischio tende ad adottare precauzioni, usare dispositivi di protezione, rispettare procedure. Chi sottovaluta — magari per inesperienza o falsa fiducia — rischia di essere più esposto ad incidenti”.
Sul piano regionale, il Veneto registra nel 2024 un totale di 89 infortuni mortali, in calo rispetto ai 112 del 2023. Anche in questo caso, le fasce più colpite risultano quelle dei lavoratori maturi e anziani, con un’incidenza particolarmente elevata tra gli over 65. A livello nazionale, il quadro resta simile: nel 2024 si contano 1.194 infortuni mortali, con la fascia 55-64 anni che concentra il numero più elevato di casi, seguita dagli over 65, che continuano a presentare il rischio relativo più alto.
Per quanto riguarda gli infortuni denunciati complessivi, Venezia registra nel 2024 un totale di 9.889 denunce, in lieve aumento rispetto alle 9.839 del 2023. L’incidenza passa dal 2,62 per cento al 2,68 per cento, collocando la provincia nella fascia medio-alta del panorama nazionale. La classe di età maggiormente colpita risulta quella 15-24 anni, con un rapporto che supera l’11 per cento, dato legato anche alla diffusione di lavori stagionali, turistici e dei servizi, oltre alla minore esperienza e percezione del rischio. “Gli infortuni dei giovanissimi sono in netto aumento questo riguarda anche gli infortuni degli studenti – ha evidenziato la consigliera -. Ridurre il rischio di infortuni tra gli studenti richiede un approccio diverso da quello del lavoro “adulto”, perché gli studenti hanno caratteristiche specifiche: età giovane, inesperienza, contesti educativi eterogenei (scuola, laboratori, alternanza scuola-lavoro, stage), scarsa percezione del rischio, e talvolta strutture non adeguate. Proteggere gli studenti a scuola, in laboratorio, in palestra, in officina, o durante stage/percorsi Pcto, per ridurre gli incidenti è necessario promuovendo una vera cultura della sicurezza. Alcuni esempi sono i regolamenti di laboratorio e palestra disponibili e spiegati o procedure semplificate e comprensibili per ragazzi di diverse età oltre all’utilizzo dei DPI necessari, la presenza obbligatoria di un tutor scolastico e di un tutor aziendale nei casi dei tirocini con la verifica preventiva dei rischi presso la sede ospitante. Gli studenti, soprattutto adolescenti, sottovalutano il rischio: hanno poca esperienza, voglia di esplorare, e spesso non percepiscono i pericoli nascosti. Perciò la formazione deve essere specifica e attiva”.
Dal punto di vista settoriale, i comparti con il maggior numero di infortuni mortali nel quinquennio 2020-2024 risultano costruzioni, trasporto e magazzinaggio, attività manifatturiere e commercio. Nel solo 2024, a Venezia, le costruzioni e la logistica si confermano tra i settori più critici, in linea con il dato regionale e nazionale.
Un focus specifico è dedicato ai lavoratori stranieri, che rappresentano circa il 12 per cento degli occupati in provincia ma concentrano il 27 per cento delle denunce di infortunio. Il tasso di infortunio per gli stranieri è pari a 61,23 casi ogni 1.000 occupati, contro i 22,46 degli italiani. Ancora più significativo il dato sugli infortuni mortali: il rischio per i lavoratori stranieri è oltre il doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani (0,09 contro 0,04 per 1.000 occupati). Un fenomeno riconducibile alla maggiore presenza in settori ad alto rischio, a condizioni contrattuali più precarie e a criticità legate alla formazione e alla comprensione della lingua italiana.
Un ulteriore dato significativo riguarda gli infortuni in itinere, che rappresentano il 20% del totale e che registrano un aumento rispetto al 2023 (2013 vs 2020), mentre calano i mortali in itinere (da 13 a 4).
“La lettura di questi dati conferma la necessità di strategie di prevenzione mirate, differenziate per età, settore produttivo e tipologia di lavoratore – ha evidenziato il presidente dell’Ordine Luca Scalabrin -. In particolare, risultano centrali la formazione continua, l’adozione di sistemi di gestione della sicurezza, il rafforzamento della cultura della prevenzione nelle scuole e nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, nonché interventi specifici per i lavoratori senior e per quelli stranieri”.
I dati completi dell’indagine sono consultabili a questo link.